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Non solo arte e vita, ma anche moda e make-up

Sono un Make-up artist affermato quindi…

Ho deciso di aggiungere questa categoria al mio Blog, non ha senso non argomentare questa parte di me, anche perchè sono decenni di lavoro con un curriculum di tutto rispetto, di cui quasi 20 di questi con Chanel.

Cammino di Santiago in Bicicletta

Con la rinascita creativa, anche deciso di fare un viaggio introspettivo

Il 1 agosto sono partito per affrontare il percorso francese partendo da Saint Jean du Port in Bicicletta, per raggiungere 850 km dopo la Citta di Santiago.

Sul mio profilo di facebook, non avendo ancora ultimato il blog, ho postato un ricco reportage di questa meravigliosa avventura.

Nel mio Blog pubblico la sintesi di questo viaggio.

IL MIO CAMMINO DI SANTIAGO.

L’avvertibile era solo il convenzionale, del “cosa mi aspetterà, riuscirò a finirlo, e altri interrogativi tipici della paura. Il primo agosto raggiungo Sait jean pied de port, dopo una serie di indefinibili difficoltà, mi resi subito conto che il mio tormentato viaggio, era già iniziato. Stremato trovo e raggiungo il mio primo Albergue e all’alba seguente, sistemo i bagagli nella bicicletta, per gli amici “Cletta”, mi soffermo a riflettere a quel momento e monto in sella, da quel preciso istante, l’evidente cognizione era che avrei pedalato tutti i giorni, tutto il giorno.
Sin da subito lo sforzo era immane…
l’alta vetta da superare era impervia, tuttavia lo scenario presentato apparve subito fatato.
Durante l’assoluta solitudine del mio percorso, perché di solitudine si tratta, mi sono spesso posto del perché lo stessi facendo, non avevo particolari motivi in effetti, ma simultaneamente li avevo tutti. Pondero che l’aspirazione di questo viaggio fosse giunta perché ero pronto per cui sentivo di farlo e se presagivo di affrontarlo, qualcosa o qualcuno, mi fatto percepire questo richiamo e se ci riflettiamo un attimo che piaccia o meno credenze religiose, universali, o altro, in sé c’è la logica dell’asceta. diversamente uno come me sarebbe andato in ben altri luoghi, ve lo garantisco.
Ma le continue difficoltà mi riproponevano il quesito entrando in un vortice di interrogativi profondi con me stesso, in diverse occasioni ho parlato con l’universo ero disposto a dare il tutto e per tutto per non sprecare quel richiamo e chissà magari è nato il primo vero collegamento, quindi ascoltai con concentrazione, cercando di presentire ogni minima traccia, ero totalmente disposto ad autosacrificarmi allo scopo, percepii infinti odori, scorrendo; erba fresca, l’odore del Fico, dei boschi di eucalipto, dei campi concimati, o il fieno tagliato, simultaneamente i ricettori della mia pelle percepivano il vento fasciante , il gelo frizzante, il caldo ingiuroso e l’acqua rigenerante, la vista sfilava all’orizzonte in campi di grano per poi superare la collina e trovarsi in distese, similmente sconfinate, di stupefacenti eserciti, tutti in fila con la testa chinata al Re Sole, i Girasoli sembravano veri e propri eserciti separati da piccoli confini pronti a una battaglia. Ho visto paesi come usciti dal Far West, grandiosi falchi accompagnarmi per quasi tutto il cammino, ma anche animali striscianti, capre selvatiche e molto altro, la flora non era da meno, boschi incantati, lunghi sentieri dove impetuosi alberi ai due lati, mi facevano simulare un senso di riverenza e questi sembravano rispondere “buon cammino pellegrino”, ho visto un castagno di 800 anni, ho visto cattedrali che scovavi girato l’angolo, apparendo come in un film di Re Artù, ho visto panorami che non riuscivo a commentare nemmeno a me stesso. Tuttavia la risposta che ricevevo era sempre quella, ossia, la chiara consapevolezza di vivere il viaggio come in un limbo tra l’inferno e il paradiso, ogni fatica era sempre in qualche modo ripagata, ero stremato si, ma anche felice. Non nascondo un paio di giorni di debolezza, ma ogni volta scompariva senza neanche rendermene conto.
Ho dormito negli ostelli, ho condiviso bagni che mai avrei creduto di poter fare, il mio cibo era spesso il cibo di qualun’altro, le cure alla mia persona erano le strette necessarie, se tutti i giorni non lavavo gli indumenti non avrei avuto nulla di pulito per il giorno seguente. Ho conosciuto anime profonde e libere,durante il cammino è raro trovare mediocrità, altrimenti non sarebbero lì, animi non facili da individuare nel nostro solito ambiente, perché dormienti in un corpo zombificato.
I giorni scorrono e il limbo non ha mai smesso di accompagnarmi, ormai mancava solo una tappa a Santiago ma sebbene le cime erano meno alte, sembrava l’ultima vera è immane fatica da valicare, piccole e continue salitine e mini discese, hanno reso questa ultima fase come la più difficile, ero allo stremo, quando urlai “basta salite!” e come per incanto una lunghissima discesa mi porto dritto dritto al mitico cartello con la scritta “Santiago” è stato commovente, avevo la certezza che quella urbanizzazione non era un paese limitrofo o un cartello che ne segnalava la vicinanza, no quella era proprio la meta raggiunta, dopo ben oltre 800 km.
La città di Santiago brulicava di turismo, era come entrare nella civiltà da eremita, un mix di viandanti, che lasciava fantasticare le similitudini con il medioevo, forestieri e pellegrini a cavallo allora e in bici oggi, locali che rimpinzavano e vendevano cibarie allora come adesso, vecchie e nuove locande allora come adesso e un tripudio di razze, come adesso.
Il giorno seguente sentivo di coronare l’arrivo vivendo le altre esperienze; l’abbraccio del santo, la visita al sepolcro, la cerimonia in cattedrale con il Botafumerio e ritirai le mie certificazioni di pellegrino, infine recandomi dall’ufficio del turismo organizzai i giorni restanti decretando di spedire “Cletta” e recarmi in autobus a Finisterre, mai fu scelta più azzeccata.
Il mare comparve al finestrino superata una collina è fu subito emozione, quella mattina era soleggiata e le nubi basse sull’oceano non ombreggiavano il mio campo fisico a queste si susseguivano foschie che cingevano le coste come un velo di sposa. Raggiunta Finisterre compio una passeggiata esplorativa, il paese appariva non così bello come mi sarei aspettato, ne tantomeno così turistico, a parte gli albergue e i ristoranti appariva, non molto diverso dai mille paesi con un urbanizzazio
ne confusa e diversificata, case trascurate o non terminate e molte disabitate, proseguendo verso il piccolo porto di pescatori, raggiungo la fine del molo, monto sul muretto e… BAM!! lo spettacolo dell’oceano era tale da estorcermi il fiato
Nebbia, foschia, nuvole, sole e vento, un mix di coreografia che mutava in pochi minuti,

pescherecci che sbocciavano dalle fitte nebbie, terre emerse che apparivano per sparire nuovamente, raggi di sole che colpendo l’oceano attraverso le nubi, rimbalzavano in un tripudio di fuochi d’artificio, provavo una pace alimentata dalla meraviglia e non riuscivo a separarmi da quella vista, sostai su quel muretto ore, cercando un collegamento con l’universo e in questa particolare occasione ho vissuto un episodio talmente stupefacente, che ho deciso nello specifico di tenerlo solo per me.

La sera perlustro alla ricerca di un ristorante, per poi raggiungere il Faro e godermi il tramonto, il cameriere che mi serve si chiama Mimmo, un italiano di 42 anni facciamo due parole e mi racconta della sua scelta di girare il mondo con la bici, trova una location fa qualche lavoretto e poi riparte, sono scelte, pensai, ma la sua espressione di serenità, lasciava trapelare una sudorazione di gioia.
Raggiunto il Faro, un luogo dal grande fascino, scelgo un posto dove sedermi per assistere al tramonto, in realtà fu abbastanza deludente, in quanto una cortina di nuvole sulla linea dell’orizzonte ne ha ridimensionato l’incanto.
Il giorno seguente ho camminato su un letto di conchiglie, ho cenato con gli hippies, passato la serata davanti al falò sulla spiaggia e contemplato la ben distinguibile Via Lattea, in quella occasione conosco altre persone uno di questi Stefano, italiano, 19 anni, un Hippie in chiave moderna, seduti sulla sabbia ci raccontiamo e fummo travolti dalle rispettive esperienze. Avevo ancora un giorno e mezzo e decido che la mia totale giornata di spiaggia l’avrei passata al Mar De Fora, continuando con Stefano i nostri racconti.
Il giorno seguente con il corpo ormai riposato, sapevo di poter beneficiare totalmente di quella giornata, era come svuotarsi le tasche e ascoltare il proprio cuore di fronte alle più importanti manifestazioni della natura, Sole, Vento, Mare, Terra, Cielo…Il maestoso, meraviglioso e impetuoso oceano,mi dimostrava con onde non troppo alte la sua potenza e la sua natura divina, così come tutti gli altri elementi, mai avvertiti così chiaramente prima di allora, pensai che senza quel sacrificio, senza quel percorso non sarei stato degno di saper ascoltare.
Frequentemente nella mia quotidianità da stress, dovevo ricorrere a meditazioni di ogni tipo per trovare benessere e contrastare pensieri e stress, senza riuscirci, diversamente in quella spiaggia, dopo una intera giornata, accertavo che la mia mente era totalmente vuota, senza riuscire a pensare ad altro nemmeno volendo. Il mio corpo era come un tutt’ uno con l’universo e dissi a Stefano,
sai in tutta la mia vita,non ho mai vissuto una simile esperienza,
e lui rispose, ” Io sto cercando il luogo dove posso provare quello che provi tu, tutti i giorni della mia vita, per poi fermarmi e mettere su famiglia” . Stefano determina la sua vita come una serie televisiva, che sta raggiungendo la fine delle puntate per poi ripartire con una nuova serie con una nuova vita. Rimuginavo il paradosso, io con un lavoro non posso permettermi ciò che lui riesce a godere gratis o quasi. Era rimasto tutto il giorno seduto sulla spiaggia con il busto sollevato dal fedele zaino, con lo sguardo fisso sull’oceano senza mai distoglierlo, totalmente rapito.
Le ore scorrevano è da li a poco sarebbe giunto il tramonto, questa volta atteso come un evento speciale, quella giornata di vento e totale assenza di nubi era in assoluto perfetta. Sollevandomi lo stupore mi fece sobbalzare, non vedevo più il mare, arretrato di decine e decine di metri e in lontananza nelle acque dorate dal sole basso, ombre di persone che giocavano con la bassa marea, era uno spettacolo di cui non conosco parole, osservavo il sole ormai divenuto rosso arancio, calarsi come un biscotto in una tazza di latte, non avevo mai visto un tramonto come quello, man mano che calava camminavo verso di esso, ritrovandomi nella spiaggia prima abbondantemente coperta dalle acque, ho urlato e salutato quel sole è constatai che dietro di me tutti facevano altrettanto.
Sono un uomo fortunato, pensai, in quanto nato e cresciuto con il niente, dove la mia vita sociale era condivisa con la natura e con essa comunicavo, poi il progresso e i beni materiali hanno prevalso rendendomi cieco e zombi, poi questo richiamo, che sembra volermi solo dire una parola “SVEGLIATI!!” e penso a quei giovani che diversamente sono nati e cresciuti conoscendo solo il progresso e immediatamente comprendo il motivo della grande massa di giovani pellegrini alla ricerca, come Stefano, di quel collegamento.
Questo viaggio non mi ha insegnato proprio nulla, mi ha solo svegliato attivando quei ricettori e quei sensi, tali da farmi percepire che l’universo esiste e che io sono natura così come l’ambiente che mi circonda. La voce del mio universo o di Dio per altri, comunica più di quanto si possa immaginare, ma solo se hai orecchie per sentire.
Ho compreso che se un social se usato nel modo migliore, può consentirmi di diffondere il mio invito a comprendere e come diffondere l’amore ricevuto.
La natura siamo noi, distogliendoti da essa o peggio distruggendola, non fai altro che uccidere te stesso e anche se credi di poter vivere abbastanza godendoti comunque un pianeta ancora vivo, sarai comunque morto da tempo.
Ho compreso che nella vita devo eliminare e non aggiungere, posso vivere anche senza niente e posso vivere anche meglio, ovvio non è un invito a una vita nomade, ma solo ad ascoltare e fidarsi del presente, del solo presente.
Buon cammino.

Finalmente di nuovo on line

scusate il ritardo…

Sono passati alcuni mesi, da quando ho deciso di oscurare il sito marcoscali.com, la poca chiarezza con me stesso e un periodo di vita particolarmente difficile, mi hanno portato alla scelta di oscurare il sito.

Durante questo periodo ho assorbito e dissolto le difficoltà, ma la cosa più importante di tutte e sentire di aver trovato ciò che cercavo da sempre, ossia la mia vera natura artistica. A tale argomento vi invito a leggere la mia History nel sito, dove troverete anche eventuali indicazioni o gallerie del mio passato. Anche se posso vantare su decenni di esperienze e su un vasto materiale, ho deciso che questo traguardo artistico dovesse essere divulgato su pagine bianche, in un certo senso mi sento come se tutto il passato si fosse disciolto, questa è la mia rinascita, questo è FLUOEMOTION!

 

 

 

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